Tutti credono di aver visto un video con un esplosione con il sospettato, Dzhokhar Tsarnaev far cadere lo zaino dietro le vittime alla maratona di Boston il 15 aprile del 2013, un video in sua difesa dichiara che "effettivamente non esiste".
Il 2 marzo di quest'anno, l'avvocato difensore di Tsarnaev, ha dichiarato che bisogna eliminare l'ex agente speciale dell'FBI di Boston, Richard Des Lauriers. Ha sostenuto che le riprese video non sono autentiche e che successivamente il video è stato usato per incastrare Tsarnaev.
Come è possibile che tante persone credono, ancora oggi, di osservare un video autentico dell'attentato ?
Perché, se non esiste, questa farsa si è protratta per circa 2 anni ?
L'unica volta che è stato visto un filmato di questa natura, fu in un documentario .....
..... intitolato: "Dentro la caccia dei bombardieri di Boston"
Tuttavia non vi era un vero e proprio metraggio, ma una rievocazione del video che la stessa FBI ha dichiarato di aver visto. Le sparatorie del filmato non provengono da Boston ma da una strada di Phoenix, Arizona.
Ed ora, con la riapertura del caso e la data del processo che si avvicina, tutto ciò che rimane da dichiarare è che ci siano interferenze di Hollywood nelle testimonianze dello zaino lasciato nella maratona.
Link utili: Fonte della traduzione ...;
Link utili: Tsarnaev-Boston
sabato 7 marzo 2015
venerdì 6 marzo 2015
La Libia, esperimento della CIA
La situazione in Libia continua a peggiorare, forzata dalla Casa Bianca per cercare una soluzione al problema nella gestione del potere in un paese immerso in una crisi a causa dell'intervento militare degli USA nel 2011.
Il paese è diviso in tre parti amministrative, Cirenaica, Tripolitania e Fezzan, ben due parti in questione non hanno dichiarato legale il governo centrale, quindi dichiarato l'autonomia.
La struttura governativa non è nuova tanto meno le forze armate.
Sono rimasti un numero abbastanza alto di militanti ed estremisti islamici che non hanno voluto sottoporre il loro controllo al governo centrale. Organizzano attentati con esplosivi in uffici statali e vicini.
La situazione in Libia dal luglio del 2014 ha assunto la caratteristica di una frana.
Washington Post: "La Libia ha bisogno degli USA per una transizione democratica", dalla quale Washington tentò di spiegare il suo concetto di "altruismo" per questo paese.
L'articolo del giornale, sopra citato, fa notare che "la ricchezza dei giacimenti di petrolio è accoppiata con il numero elevato della popolazione stessa" 6,5 milioni di cittadini.
Oggi in Libia ci sono ben due fazioni in conflitto, il governo di Tripoli, dove gli estremisti islamici detengono il parlamento, e quello di Tobruk.
Washington sta rinforzando la struttura governativa di Tobruk, che sta tentando di trasformare in una grosso fantoccio, che segue passo per passo le decisioni della Casa Bianca e dove finalmente gli USA raccolgono i frutti dell'aggressione militare in Libia nel 2011. Ecco perché gli Stati Uniti stanno inserendo i propri leaders a Tobruk.
Lo stesso, premier egiziano, Al Sisi spoglio la CIA dalle loro vere intenzioni, ripetendo che questo "esperimento" servirà a piantare nella presidenza libica il proprio comandante.
Il paese è diviso in tre parti amministrative, Cirenaica, Tripolitania e Fezzan, ben due parti in questione non hanno dichiarato legale il governo centrale, quindi dichiarato l'autonomia.
La struttura governativa non è nuova tanto meno le forze armate.
Sono rimasti un numero abbastanza alto di militanti ed estremisti islamici che non hanno voluto sottoporre il loro controllo al governo centrale. Organizzano attentati con esplosivi in uffici statali e vicini.
La situazione in Libia dal luglio del 2014 ha assunto la caratteristica di una frana.
Washington Post: "La Libia ha bisogno degli USA per una transizione democratica", dalla quale Washington tentò di spiegare il suo concetto di "altruismo" per questo paese.
L'articolo del giornale, sopra citato, fa notare che "la ricchezza dei giacimenti di petrolio è accoppiata con il numero elevato della popolazione stessa" 6,5 milioni di cittadini.
Oggi in Libia ci sono ben due fazioni in conflitto, il governo di Tripoli, dove gli estremisti islamici detengono il parlamento, e quello di Tobruk.
Washington sta rinforzando la struttura governativa di Tobruk, che sta tentando di trasformare in una grosso fantoccio, che segue passo per passo le decisioni della Casa Bianca e dove finalmente gli USA raccolgono i frutti dell'aggressione militare in Libia nel 2011. Ecco perché gli Stati Uniti stanno inserendo i propri leaders a Tobruk.
Lo stesso, premier egiziano, Al Sisi spoglio la CIA dalle loro vere intenzioni, ripetendo che questo "esperimento" servirà a piantare nella presidenza libica il proprio comandante.
mercoledì 4 marzo 2015
I fratelli Tsarnaev e Boston
I fratelli della strage di Boston erano sicuramente semplici pedine da controllare psicologicamente.
"Tamerlan Tsarnaev credeva che il controllo mentale fosse il modo più idoneo a rompere una persona e creare una personalità alternativa con la quale devono viverci assieme" ... queste le dichiarazioni di un 67-enne, Donald Larking.
"Lei può dare segnali, una semplice frase o un gesto rivelando quindi la vera personalità alternativa che li farà fare queste cose. Tamerlan quindi pensò che molto probabilmente qualcuno avesse fatto tutto questo a lui".
Chi avrebbe controllato le loro menti ?
Entrambi i membri della famiglia Tsarnaev, quindi i due fratelli, sono connessi probabilmente alla CIA.
1 ... Consentire l'arresto e quindi il processo;
2 ... Usare un "sosia" durante i processi;
3 ... Uccidere i capri espiatori;
Un video del Boston Globe ritrae Dzhokhar Tsarnaev .... ma qualcosa cambiava in lui, era diverso,
"Non era lo stesso ragazzo" ...
Lui è tutt'altra persona, anche il taglio di capelli è diverso.
Dopo un processo in aula dinanzi alla corte:
"Non c'è il DNA, non ci sono impronte digitali". Non trovarono niente, all'infuori di un corpo, ormai morto, su di una barca.
Il massacro di Boston lascia dei dubbi.
Chi realmente a manipolato il tutto ? Chi sono i tipi vestiti parzialmente di nero e che rimangono in contatto, probabilmente, durante tutta la giornata ?
Le esplosioni di Boston sono state operazioni interne di una guerra psicologica condotta contro gli stessi cittadini statunitensi e a degli elementi interni allo stesso governo USA.
"Tamerlan Tsarnaev credeva che il controllo mentale fosse il modo più idoneo a rompere una persona e creare una personalità alternativa con la quale devono viverci assieme" ... queste le dichiarazioni di un 67-enne, Donald Larking.
"Lei può dare segnali, una semplice frase o un gesto rivelando quindi la vera personalità alternativa che li farà fare queste cose. Tamerlan quindi pensò che molto probabilmente qualcuno avesse fatto tutto questo a lui".
Chi avrebbe controllato le loro menti ?
Entrambi i membri della famiglia Tsarnaev, quindi i due fratelli, sono connessi probabilmente alla CIA.
1 ... Consentire l'arresto e quindi il processo;
2 ... Usare un "sosia" durante i processi;
3 ... Uccidere i capri espiatori;
Un video del Boston Globe ritrae Dzhokhar Tsarnaev .... ma qualcosa cambiava in lui, era diverso,
"Non era lo stesso ragazzo" ...
Lui è tutt'altra persona, anche il taglio di capelli è diverso.
Dopo un processo in aula dinanzi alla corte:
"Non c'è il DNA, non ci sono impronte digitali". Non trovarono niente, all'infuori di un corpo, ormai morto, su di una barca.
Il massacro di Boston lascia dei dubbi.
Chi realmente a manipolato il tutto ? Chi sono i tipi vestiti parzialmente di nero e che rimangono in contatto, probabilmente, durante tutta la giornata ?
Le esplosioni di Boston sono state operazioni interne di una guerra psicologica condotta contro gli stessi cittadini statunitensi e a degli elementi interni allo stesso governo USA.
martedì 3 marzo 2015
Cosa c'è dietro Copenaghen ?
Il 14 febbraio un uomo armato, attacca presumibilmente, un centro di cultura e una piccola comunità ebraica in una sinagoga nella capitale danese Copenaghen.
Rimangono uccise, durante questa azione terroristica, una guardia di sicurezza per la sinagoga e un istruttore cinematografico. Il giorno successivo, il 15 febbraio, la polizia, un corpo ben addestrato uccide il presunto protagonista di nazionalità palestinese.
Identico caso si verificò a Parigi, nel mese di gennaio, dove alle domande non si riusciva a dare una risposta per mancanza di informazioni.
Il 12 febbraio, verso le 15:30, l'uomo con un fucile automatico attacca il centro culturale dove in quel momento si stava tenendo un dibattito sulla libera espressione. Vi parteciparono persone come l'ambasciatore francese in Danimarca e un vignettista svedese.
Tra polizia e attentatore ci fu uno scambio di fuoco incrociato. Un uomo di circa 55 anni rimane ucciso durante la sparatoria. Tre agenti di polizia rimangono feriti, infine l'attentatore scappa con una Volkswagen Polo nera.
La polizia quindi iniziò una vera e propria caccia all'uomo. La vettura su cui viaggiava, la Volkswagen nera, fu ritrovata soltanto verso le 17:00. Un tassista delle vicinanze dichiarò che il conducente era lo stesso uomo che aveva compiuto la strage poche ore prima, dichiarando di aver visto quel volto nella zona danese di Svanenvej. La stessa zona fu messa sotto sorveglianza dalle forze speciali danese fino alle 23:00 circa.
Verso le 01:00 di domenica mattina lo stesso autore della sparatoria al centro culturale, assale una sinagoga ebraica ed uccide la guardia di sicurezza di turno, la sinagoga di Krystalgade, era considerata un'obbiettivo importantissimo.
La polizia danese dichiara che l'autore degli attacchi ritornò nella zona d Svanenvej tra le 04:30 e le 5:00, inoltre la stessa polizia avrebbe aperto il fuoco, uccidendo Omar Hussein Abdel Hamid, l'autore degli attacchi terroristici.
Rimangono uccise, durante questa azione terroristica, una guardia di sicurezza per la sinagoga e un istruttore cinematografico. Il giorno successivo, il 15 febbraio, la polizia, un corpo ben addestrato uccide il presunto protagonista di nazionalità palestinese.
Identico caso si verificò a Parigi, nel mese di gennaio, dove alle domande non si riusciva a dare una risposta per mancanza di informazioni.
Il 12 febbraio, verso le 15:30, l'uomo con un fucile automatico attacca il centro culturale dove in quel momento si stava tenendo un dibattito sulla libera espressione. Vi parteciparono persone come l'ambasciatore francese in Danimarca e un vignettista svedese.
Tra polizia e attentatore ci fu uno scambio di fuoco incrociato. Un uomo di circa 55 anni rimane ucciso durante la sparatoria. Tre agenti di polizia rimangono feriti, infine l'attentatore scappa con una Volkswagen Polo nera.
La polizia quindi iniziò una vera e propria caccia all'uomo. La vettura su cui viaggiava, la Volkswagen nera, fu ritrovata soltanto verso le 17:00. Un tassista delle vicinanze dichiarò che il conducente era lo stesso uomo che aveva compiuto la strage poche ore prima, dichiarando di aver visto quel volto nella zona danese di Svanenvej. La stessa zona fu messa sotto sorveglianza dalle forze speciali danese fino alle 23:00 circa.
Verso le 01:00 di domenica mattina lo stesso autore della sparatoria al centro culturale, assale una sinagoga ebraica ed uccide la guardia di sicurezza di turno, la sinagoga di Krystalgade, era considerata un'obbiettivo importantissimo.
La polizia danese dichiara che l'autore degli attacchi ritornò nella zona d Svanenvej tra le 04:30 e le 5:00, inoltre la stessa polizia avrebbe aperto il fuoco, uccidendo Omar Hussein Abdel Hamid, l'autore degli attacchi terroristici.
venerdì 27 febbraio 2015
Mohammed Emwazi e la CIA
Fonte:fonte
Mohammed Emwazi, l'esecutore delle decapitazioni dello Stato Islamico, è stato un vero e proprio allievo in una scuola nel Regno Unito, precisamente vicino Londra, in Marlborough Road.
Secondo il Washington Post, il taglia-gole islamico Mohammed Emwazi, non è nient'altro che una delle solite stelle brillanti della CIA.
Da quanto riferito lo Stato Islamico lavora per opera di Londra e dei suoi alleati, con l'unico scopo di abbattere il Presidente siriano Bashar Al-Assad a Damasco e allargare i confini geopolitici di Israele. Infine attaccando Russia e Cina. Perni fondamentali, oggi, dell'Anti-Imperialismo.
Secondo fonti, abbastanza attendibili, Mohammed Emwazi fu più volte contattato dai servizi segreti britannici.
Gli stessi servizi segreti che avrebbero arruolato un numero elevato di mussulmani durante gli scorsi anni.
Mohammed Emwazi, l'esecutore delle decapitazioni dello Stato Islamico, è stato un vero e proprio allievo in una scuola nel Regno Unito, precisamente vicino Londra, in Marlborough Road.
Secondo il Washington Post, il taglia-gole islamico Mohammed Emwazi, non è nient'altro che una delle solite stelle brillanti della CIA.
Da quanto riferito lo Stato Islamico lavora per opera di Londra e dei suoi alleati, con l'unico scopo di abbattere il Presidente siriano Bashar Al-Assad a Damasco e allargare i confini geopolitici di Israele. Infine attaccando Russia e Cina. Perni fondamentali, oggi, dell'Anti-Imperialismo.
Secondo fonti, abbastanza attendibili, Mohammed Emwazi fu più volte contattato dai servizi segreti britannici.
Gli stessi servizi segreti che avrebbero arruolato un numero elevato di mussulmani durante gli scorsi anni.
giovedì 26 febbraio 2015
Intervista ad Andrea Fais
Ringrazio il direttore della rivista di Scenari Internazionali, Andrea Fais per aver collaborato all'intervista.
Andrea Fais: Scenari Internazionali .....
1.
Quanto,
realmente, è protagonista la Federazione Russa nel conflitto delle Repubbliche
autonome di Lugansk e Donestk?
E' protagonista indiretta, nella misura in cui
fornisce sostegno medico, umanitario e logistico alla popolazione del Donbass,
prima vittima della guerra civile ucraina. Ci sono senz'altro russi che
combattono o hanno combattuto nel Sud-Est dell'Ucraina durante gli ultimi mesi,
ma sono volontari partiti per aiutare quelli che considerano, con buona
ragione, connazionali. Circa il 43% della popolazione nazionale dello Stato
ucraino, così come designato nel 1991 dopo il crollo dell'URSS, è legato
all'eredità storica di un'area che nel 1764 fu battezzata dalla zarina Caterina
II col nome di Novorossija, cioè Nuova Russia. Quella fascia di territorio era
compresa latitudinalmente tra la roccaforte cosacca di Zaporožje e le coste
settentrionali del Mar Nero; longitudinalmente tra la regione di Donetsk e
l'odierno territorio della Transnistria, una lunga striscia verticale in
territorio moldavo che dal 1990 rivendica l'indipendenza da Chișinău e il
ricongiungimento con Mosca. Non è chiaro come il governo di Kiev e i
nazionalisti ucraini possano rivendicare non solo queste regioni, ma
addirittura la Crimea, che fu "donata" da Chruščëv alla RSS Ucraina soltanto
nel 1954, in un contesto senz'altro diverso, per il trecentesimo anniversario
dell'Accordo di Perejaslav. Le radici di questa drammatica situazione,
tuttavia, nascono a Belaveža, dove nel 1991 le delegazioni delle RSS di Russia,
Bielorussia e Ucraina decisero di sciogliere ciò che restava dell'URSS, senza
prima rinegoziarne i confini interni alla luce del nuovo scenario politico. La
Russia, di fronte alla gravità di questa situazione, sarebbe pienamente
legittimata ad intervenire militarmente per proteggere la popolazione del
Donbass. Tuttavia, fin'ora ha scelto di non farlo per ovvie ragioni di
opportunità.
2.
Nel
incontro di Minsk, in Bielorussia, Vladimir Putin è stato fondamentale per una
soluzione della crisi in via diplomatica?
Direi di sì. L'atteggiamento di Putin fino ad ora ha
sempre mantenuto un profilo di prudenza e moderazione, del tutto diverso da
quello che alcuni media occidentali tratteggiano. Le cifre fornite dall'ONU e
dall'OCSE sull'emergenza umanitaria nel Donbass e i crimini contro l'umanità
perpetrati dai battaglioni ultranazionalisti ucraini, potrebbero già
rappresentare per Mosca la base per richiedere al Consiglio di Sicurezza
dell'ONU l'autorizzazione a gestire un'azione di peacekeeping. Altri Paesi per
altre situazioni del passato, lo richiesero per molto meno. Chiaramente, una
soluzione diplomatica prevede che le controparti convergano su un minimo comun
denominatore fatto di alcuni punti-chiave condivisi. Vedremo se le truppe sul
campo rispetteranno la tregua. Tuttavia, se Porošenko e Jatsenjuk continueranno
a prendere in considerazione i progetti di integrazione dell'Ucraina nella NATO,
la tensione sarà destinata ad acuirsi nuovamente.
3.
Perché
definire aggressore la Federazione Russa, mentre la Nato ha ampliato il numero
di piattaforme militari nei paesi dell'ex Patto di Varsavia?
La Russia è intervenuta militarmente in
Crimea, ma era già legalmente presente nel territorio autonomo di Sebastopoli,
in virtù di un trattato internazionale siglato nel 1994 e rinnovato nel 2010. Le
massicce proteste popolari a Simferopoli, Kerch e nella stessa Sebastopoli
contro il nuovo indirizzo politico seguito al golpe di Kiev avevano eretto
subito un muro tra la Crimea e il resto dell'Ucraina. Il referendum popolare ha
poi sancito un plebiscito in favore del ritorno a quella che tutti i crimeani,
ad eccezione di qualche comunità tatara e alcuni ucraini etnici, considerano
come la madrepatria. Non parlerei dunque di un'aggressione, ma di una miscela
tra peacekeeping e democrazia diretta.
Per quanto riguarda la NATO, anche qui dobbiamo
tornare indietro ai primi anni Novanta, quando l'amministrazione statunitense
fece esplicite promesse a Mikhail Gorbačëv in merito ad un progressivo processo
di "finlandizzazione" del territorio europeo. Non solo gli Stati
Uniti non mantennero mai la parola data, ma addirittura tra il 1999 e il 2009
inglobarono 12 nuovi Paesi, tutti dell'Europa orientale, spostando di fatto i
confini dell'Alleanza Atlantica di circa 1000 km verso Est. L'Ucraina, la
Bielorussia e la Moldavia, attualmente, sono le ultime tre nazioni della
regione a non far parte della NATO e a non essere coinvolte in piani di
integrazione già avviati. Moltissimi politici europei sono pienamente
consapevoli dell'incendio geopolitico che il possibile ingresso di Kiev nella
NATO accenderebbe, eppure la maggioranza di loro sembra intimorita a prendere
una posizione diversa da quella della Casa Bianca. L'ex presidente del
Consiglio Romano Prodi è una delle voci più autorevoli che fin'ora si sono
levate contro questa ipotesi. Mi auguro che Matteo Renzi sappia fare tesoro del
suo monito.
4.
Quale
scopo ha il reintegro della leva obbligatoria in Lituania?
Credo che la domanda andrebbe rivolta al
Ministero della Difesa lituano. Posso solo azzardare l'ipotesi che in un Paese
così piccolo, c'è il serio rischio che l'arruolamento volontario non conduca ai
risultati sperati e riduca il numero degli effettivi a disposizione delle Forze
Armate. Con la Smart Defense decisa nel 2012 al Vertice di Chicago, l'allora
Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Leon Panetta, disse esplicitamente che
l'Europa avrebbe dovuto "fare di più" in termini di investimenti
militari nel quadro dell'Alleanza. Probabilmente, la Lituania si sta adeguando.
sabato 21 febbraio 2015
La situazione a Debaltseve ..... parte 2 ... finale
Parte 2 ...
Boris Litvinov: Il capo dell'amministrazione locale è stato chiamato ed ha lanciato i lavori di ristrutturazione nella città, malgrado i combattimenti. Numerosi abitanti hanno lasciato la città ma altri sono restati. Hanno distribuito medicine, sono arrivati dei pompieri e degli impiegati per altri lavori d'emergenza.
Ci sono infrastrutture negli ospedali ? Dove ricomincia la ricostruzione ?
I lavori sono cominciati.
Parallelamente è necessario eliminare i detriti dalle strade e i corpi. Importante è anche nutrire i residenti, quelli pochi, rimasti.
Boris: Certo, arriva da Gorlovka e Yenakievo, luoghi vicini fanno recapitare pane fresco, da Donetsk arriva acqua e cibo. Le persone hanno bisogno di altre cose, ricevono lardo e pappa d'avena.
Anche se sono cose essenziali è difficile far arrivare queste cose qua, a Debaltseve.
C'è una distanza di circa 80 km tra Donetsk e Debaltseve, ci sono strade distrutte, ponti spezzati e non si possono imboccare le strade principali ma fare delle svolte. La strada per Debaltseve è sempre pericolosa, ci sono blindati che circolano in continuazione.
Gli aiutanti di Debaltseve sono aiutati dalle milizie ?
Boris: I miliziani sono i migliori. I residenti cominciano a uscire progressivamente dai ripari e dai seminterrati, per ottenere cibo e acqua. I determinati luoghi non siamo ancora riusciti ad arrivare e le persone quindi si nascondono.
Pensate che i combattimenti vadano a terminare a Debaltseve, per alleggerire la situazione in città ?
Boris: Penso che occorreranno ancora due o tre giorni. E' nuovamente Donestk la città bombardata. Dai rumori degli scoppi, l'artiglieria è quella pesante. Qui non abbiamo tregua.
Per immagini della situazione aprire il link: Debaltseve
venerdì 20 febbraio 2015
La situazione a Debaltseve ..... parte 1
L'esercito ucraino ha abbandonato la città di Debaltseve dichiarazione di Boris Litvinov, militante comunista della Repubblica Popolare di Donetsk.
Che cosa sappiamo di Debaltseve ?
Bandiere dei ribelli filo-russi alti sulla città, controllata per il 90% dalle milizie filo-russe. La città è quasi totalmente distrutta. Tuttavia la lotta non è terminata, resistono gruppetti di soldati legati alla giunta di Kiev nei pochi edifici rimasti. Sono stati invitati a posare le armi ma hanno rifiutato di farlo.
Boris Litvinov: "Recentemente, delle informazioni mi hanno riferito che una svolta è stata intrapresa a Svetlodask. Ci sono aspri combattimenti con molte vittime. Forse delle unità sono riuscite a scappare, ma le forze ucraine stanno perdendo uomini".
L'evacuazioni dei civili da Debaltseve ?
Boris Litvinov: "L'evacuazione si verifica su entrambi i lati in guerra. Sia da parte delle forze ucraine e sia dalla parte della DNR. Riusciamo a fornire ai cittadini cibo, primi prodotti, alloggi temporanei, assistenza sanitaria. Dei rifugiato vengono inviati a Artemivsk. Riusciamo ad aiutare donne e bambini, ma il resto deve autogestirsi".
Boris: "Non sappiamo quante persone sono rimaste qui a Debaltseve o in quale situazione si trovano ... la città e quasi completamente distrutta e le infrastrutture sono morte. Non c'è luce, gas e riscaldamento, non vi è alcuna comunicazione con il mondo esterno. Non c'è manco acqua potabile. Non c'è cibo. Le strade sono piene di detriti e cadaveri. Gli scantinati sono diventati veri e propri rifugi per chi è restato".
Che cosa sappiamo di Debaltseve ?
Bandiere dei ribelli filo-russi alti sulla città, controllata per il 90% dalle milizie filo-russe. La città è quasi totalmente distrutta. Tuttavia la lotta non è terminata, resistono gruppetti di soldati legati alla giunta di Kiev nei pochi edifici rimasti. Sono stati invitati a posare le armi ma hanno rifiutato di farlo.
Boris Litvinov: "Recentemente, delle informazioni mi hanno riferito che una svolta è stata intrapresa a Svetlodask. Ci sono aspri combattimenti con molte vittime. Forse delle unità sono riuscite a scappare, ma le forze ucraine stanno perdendo uomini".
L'evacuazioni dei civili da Debaltseve ?
Boris Litvinov: "L'evacuazione si verifica su entrambi i lati in guerra. Sia da parte delle forze ucraine e sia dalla parte della DNR. Riusciamo a fornire ai cittadini cibo, primi prodotti, alloggi temporanei, assistenza sanitaria. Dei rifugiato vengono inviati a Artemivsk. Riusciamo ad aiutare donne e bambini, ma il resto deve autogestirsi".
Boris: "Non sappiamo quante persone sono rimaste qui a Debaltseve o in quale situazione si trovano ... la città e quasi completamente distrutta e le infrastrutture sono morte. Non c'è luce, gas e riscaldamento, non vi è alcuna comunicazione con il mondo esterno. Non c'è manco acqua potabile. Non c'è cibo. Le strade sono piene di detriti e cadaveri. Gli scantinati sono diventati veri e propri rifugi per chi è restato".
martedì 17 febbraio 2015
Tel Aviv dietro Copenaghen ?
Quanto riferito dal sito di informazione e geopolitica "Aangirfan", l'attacco terroristico di febbraio a Copenaghen in Danimarca, è opera di un grandissimo "atto teatrale" messo in scena da CIA, Mossad e servizi segreti danesi.
La Danimarca è uno stato molto legato agli USA ed è attualmente governata da alti funzionari statunitensi della CIA, nel quartier generale dell'arma distante circa 8 miglia dalla capitale danese.
Fonte dichiarata da "Aangirfan" ....
L'uomo accusato dell'attacco terroristico si chiama, Omar El Hussein. Secondo quanto riferito dal sito di informazione, sopra citato, è stato un perfetto burattino chinato al volere di Tel Aviv e Washington. Lo stesso protagonista dell'attacco al centro culturale di Copenaghen, El Hussein, fu rilasciato settimane prima dell'atto terroristico.
Fonti anonime dichiarano che Omar El Hussein facesse parte di un vero e proprio conflitto interno alla cittadina per il commercio "illegale" di hashish.
Alcuni responsabili dei servizi segreti danesi hanno inoltre dichiarato che l'uomo accusato dell'attacco terroristico era conosciuto dalle autorità danesi.
Qual'è quindi il motivo dell'attacco a Copenaghen ?
Dopo l'attacco, Nethanyau, premier israeliano, ha dichiarato: "Israele è la casa di ogni ebreo ... e che l'Europa non è sicura per gli ebrei".
La Danimarca è una colonia di Tel Aviv ?
La Danimarca è uno stato molto legato agli USA ed è attualmente governata da alti funzionari statunitensi della CIA, nel quartier generale dell'arma distante circa 8 miglia dalla capitale danese.
Fonte dichiarata da "Aangirfan" ....
L'uomo accusato dell'attacco terroristico si chiama, Omar El Hussein. Secondo quanto riferito dal sito di informazione, sopra citato, è stato un perfetto burattino chinato al volere di Tel Aviv e Washington. Lo stesso protagonista dell'attacco al centro culturale di Copenaghen, El Hussein, fu rilasciato settimane prima dell'atto terroristico.
Fonti anonime dichiarano che Omar El Hussein facesse parte di un vero e proprio conflitto interno alla cittadina per il commercio "illegale" di hashish.
- Il 14 febbraio a Copenaghen viene eseguito un attacco "false flag" nel centro culturale Krudttonden;
- La mattina del giorno seguente, 15 febbraio, un'ennesimo attacco viene svolto nella sinagoga di Copenaghen, dove un un guardiano della sinagoga rimane ucciso durante la sparatoria. Dan Uzan, il nome del guardiano, di 38 anni circa.
Alcuni responsabili dei servizi segreti danesi hanno inoltre dichiarato che l'uomo accusato dell'attacco terroristico era conosciuto dalle autorità danesi.
Qual'è quindi il motivo dell'attacco a Copenaghen ?
Dopo l'attacco, Nethanyau, premier israeliano, ha dichiarato: "Israele è la casa di ogni ebreo ... e che l'Europa non è sicura per gli ebrei".
La Danimarca è una colonia di Tel Aviv ?
domenica 1 febbraio 2015
(dichiarazioni) Un marxista nel governo di Tsipras ?
Il ministro delle finanze del nuovo governo greco. Yanis Varoufakis.
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