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mercoledì 1 novembre 2017

L'attacco di terrore a New York il giorno di Halloween e il suo ultimatum

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Molto probabilmente l'attacco di terrore a New York di queste ore è un avvertimento all'amministrazione Trump e ad egli stesso. C'è chi tra l'amministrazione degli USA sta operando in un modo un po ambiguo rispetto ai copioni teatrali forniti dal circolo geopolitico con marchio di fabbrica israeliano. Nella notte dei mostri, delle leggende metropolitane riguardanti vampiri e spiriti vaganti un sospettato di origine uzbeka avrebbe intrapreso una folle corsa su di una delle strade più trafficate di New York, grazie ad un pickup, terminandola su una pista ciclabile uccidendo circa 8 persone e ferendone più di 15. L'uzbeko dopo aver terminato la corsa si sarebbe dimostrato duro e tenace, continuando l'atto di terrore terminato poi con una pallottola nella natica che avrebbe arrestato la sua opera. Il terrorista durante l'assalto avrebbe anche urlato "Allah Ukbar", secondo testimoni oculari. Originario dell'Uzbekistan, Sayfullo Saipov entrò negli Stati Uniti nel 2010. Non è chiaro se avesse il permesso di residenza negli Stati Uniti.


Secondo indiscrezioni dei media e delle indagini preliminari l'attentatore uzbeko avrebbe avuto accesso ad una patente di guida in Florida. Sarebbe vissuto anche nel New Jersey. Full report via Canadian Press.

Come riferito precedentemente, nell'articolo, Donald Trump è entrato nella fase di impeachment dalla sua presidenza. L'attacco di terrore di New York è uno dei segnali iniziali di sradicamento dalla poltrona del ufficio della White House. Secondo un professore, che avrebbe inoltro previsto la vittoria shock di Donald Trump, pensa che molto probabilmente il Presidente in carica sarà incriminato nei prossimi mesi. C'entra il caso Russiagate ? Paul Manafort, il suo ex manager per la campagna elettorale e Richard Gates, un socio in affari, sono stati incriminati lunedì. Trump nega fermamente di una probabile collusione e ingerenza russa nelle ultime elezioni presidenziali.

L'attacco nei pressi del World Trade Center di New York è un forte avvertimento quindi alla governance Trump. Il caso Impeachment adesso è molto reale. Come riporta anche il professore Allan Lichtman dell'Università di Washington DC. 

mercoledì 11 ottobre 2017

Le inquietudini della rivoluzione colorata in Kirghizistan, immaginate o imminenti ?


Il servizio di sicurezza interno del Kyrghizistan ha arrestato Kanatber Isayev, sostenitore del candidato dell'opposizione Omurbek Babanov, poche settimane prima delle elezioni presidenziali del prossimo 15 ottobre, per il fatto che stava coordinando con gruppi criminali nella pianificazione di una rivolta, una rivoluzione colorata e che essenzialmente lavorava per un colpo di stato contro il governo. Ciò non significa che l'opposizione stessa voglia farlo, ma solo che potrebbe essere un semplice individuo che lo fa per propria iniziativa, o per ordine, utile idiota, di qualche agenzia di intelligence estera come la CIA. E' importante trattare questo incidente delicatamente a causa della sensibilità della situazione nel paese dell'Asia centrale. Il Kyrghizistan ha già vissuto due violente rivoluzioni colorate, l'ultima c'è stata nel 2010 con una violenza etnico-interna tra i nativi kirghizi e gli uzbechi nella Valle della Fergana, nel sud del paese.

Durante questo periodo, il conflitto è stato effettivamente portato a un colpo di stato e il vuoto di sicurezza che è stato creato con le proprie conseguenze ha offerto opportunità per la gente di "risolvere vecchie schegge", per così dire, e iniziare una massiccia ondata di omicidi vicino ad uno dei più grandi centri urbani kirghizi, la città di Osh. Fu solo per un colpo di fortuna e da una vera e propria autodisciplina da parte di ambi i lati, in particolare il governo uzbeko, evitando così un grosso conflitto e una cosiddetta "Primavera in Asia Centrale" precedendo quella araba che arrivò un anno e mezzo dopo, in quello che sembra curiosamente apparire come quel tentativo dell'amministrazione Bush di destabilizzazione che da tempo aveva definito Maggior Medio Oriente.

Le conseguenze di un disordine diffuso in questa regione centrale tra la Russia, la Cina, l'Iran e l'Afghanistan sarebbero un deterioramento della loro sicurezza collettiva a causa del possibile flusso di milioni, secondo il ricercatore della Ivy League, Kelly Greenhill, la diffusione di Daesh e di altri gruppi terroristici travestiti da potenziali rifugiati, una possibile operazione di mantenimento della pace della CSTO (trattato di mutua assistenza/di pace e collaborazione tra gli stati del CSI, Ex Urss) e naturalmente la fine della via della seta cinese. Tutti questi scenari inquietanti ma molto realistici proprio perché, secondo Alexei Fenenko del'istituto internazionali dei problemi sulla sicurezza nell'Accademia russa, dichiarazioni rilasciate la scorsa settimana all'agenzia mediatica Tass, gli USA potrebbero cercare di destabilizzare l'Asia centrale nel prossimo futuro per prendersi la vendetta contro la Russia per la vittoria in Siria.

Globalresearch