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martedì 7 novembre 2017

In piena crisi elitaria

Risultati immagini per trump e guerra

Augurato, con sommo dispiacere, il peggior male e le maggiori catastrofi per l'intero regno saudita. Tutto ciò sta avvenendo ed anche rapidamente. La mafia saudita governata dalle lobby israeliane assetate di sangue e voglia di conflitto sta crollando vertiginosamente. Come riportato da vari articoli, su http://www.zerohedge.com/, l'Arabia Saudita in queste ore sta attraversando una tempesta di arresti di massa e confische di beni come gioielli, yatch ed altro. Primo o poi il loro regno doveva frantumarsi come il vetro fa su di una superficie solida. Disperazione e pianti biblici devastano Ryad.

Le riserve saudite sono diminuite con il picco avuto nel 2014 a causa della riduzione di circa il 50% dei prezzi del gas negli ultimi 3 anni. Basti osservare il grafico sottostante.



Come descrive Bloomberg, la serie di arresti stupefacenti ha coinvolto tre dei più ricchi del paese, tra cui il principe Alwaleed Bin Talal, che risulta il numero 50 nella classifica Bloomberg dei 500 più ricchi al mondo con i suoi 19 miliardi di dollari. Tutto ciò ha investito anche il fratello di Osama Bin Laden, naturalmente.

 
Zerohedge-Saudi Arabia confisc

Dalla serie guarda come dondolo ...



Un'atmosfera tutta nonché piacevole.

La famiglia reale saudita ha eliminato la maggior parte dei suoi oppositori. Morale della favola. C'è una pulizia in corso in terra straniera e che adesso coinvolgerà anche l'Europa. Non dimentichiamoci che la famiglia reale saudita ha stretti legami con il sionista Jared Kushner. Il legame, quello lucroso, è in un certo qual modo invincibile. Anche adesso ?

Trump è in visita in Asia, è al sicuro. Guarda caso mentre scorrazza i corridoi d'estremo oriente tutto questo caos si innalza. C'è una parte di NSA e di FBI/CIA fedele al presidente e lontano quindi dai tentacoli del "deep state".

La pulizia ha avuto inizio. Dalle stanze della CIA (durante la riunione dei generali e personaggi di spicco della difesa USA) durante il 5 ottobre presso la Casa Bianca espressero il pieno appoggio al presidente Trump, contro la cabala e il potere occulto. "Meglio scattare una fotografia" replicò una fonte della CIA.

Il conflitto nello Yemen, le centinaia di vittime di tale conflitto, le costeranno care. Nelle ultime ore vari ministri ed ex funzionari collusi con la mafia sionista saudita sono stati arrestati nell'ambito di un'operazione di anti-corruzione. L'Arabia Saudita in questo momento si trova in una fase di svalutazione. Probabilmente il successore al trono saudita, Mohammed Bin Salman sarà l'artefice dela caos che a breve piomberà sull'intera regione mediorientale.

Intanto in Siria ... la pagliacciata dei servizi di intelligence USA (fedeli alla cabala e ai neocon) continua. Hanno trasferito in queste ore i comandanti di Daesh dalla città di Al-Mayadeen, prima che l'offensiva siriana iniziasse. Diverse fonti hanno riferito ciò all'emittente mediatica russa Ria Novosti. La fonte è questa. almasdarnews. Mentre su ria novosti

La crisi diplomatica che in queste ore sta investendo l'Arabia Saudita, l'apparato cinematografico/propagandistico di Hollywood, reparti governativi ed a breve il continente europeo è paragonabile ad un fulmine a ciel sereno. Quasi dimenticavo, in Vietnam il 10 e 11 novembre si terrà un vertice importantissimo, vi sarà anche Trump. 

lunedì 5 giugno 2017

Cammelieri discordanti

Saudi King Salman, left, talks to Qatari Emir Hamad bin Khalifa Al Thani in this undated photo. Riyadh took the lead on Monday to sever relations with Doha.

Sembra barcollare, il già molto fragile, equilibrio geopolitico nella zona del Golfo Persico tra le varie potenze battenti titolo di maggior produttore ed esportatore di oro nero al mondo. Sembra una vera e propria congiura quella che si abbattuta sul Qatar. Paesi come Arabia Saudita, Maldive, Egitto, Bahrayn, Emirati Arabi Uniti (EAU), Kuwait e Libia hanno in queste ore interrotto letteralmente i rapporti, di qualsiasi genere, con il piccolo ma influente stato del Golfo. Quell'equilibrio che si pensava fosse eterno  e secolare tra gli stati, primi fautori dei finanziamenti alle note sigle terroristiche islamiche, si sta ormai dissolvendo come grano gettato al vento. In primis Al Qaeda, la cui fornitura logistica, economica e militare è da anni ossigeno vitale per i taglia-gola filo-occidentali. Supportati d'altronde, e lo si sa benissimo, dai paladini delle democrazie europee, di oltre oceano e mediterranee (Tel Aviv). Operazioni, quelle dei taglia-gola, supportate fino ad adesso nello Yemen, dall'Arabia Saudita che si è schierata apertamente contro la nazione del golfo e a sostegno dei miliziani islamici. Nel calderone dello Yemen, anche EAU e Arabia Saudita.

Molto lentamente i pezzi di una delle macchine di propaganda e di conflitto più grande al mondo, la NATO, si stanno lentamente sparpagliando su e giù per il globo. L'alleanza tra l'Impero del male e i mercanti di cammelli oggi come mai è fragilissima e penzola su di una lama affilatissima. Accuse reciproche sul coinvolgimento diretto di determinate nazioni, sopra citate, nel conflitto nello Yemen, in Libia e Siria. Accusate di supportare sigle terroristiche con fini, già rinomati precedentemente. Chiuse le frontiere con il Qatar. Cittadini dei paesi interessati non dovranno, in nessuno modo e per nessuna ragione, entrare nel paese detentore della discordia. Il redattore arabo Abdel Bari Atwan, sottolinea che la frattura con Doha sarebbe il preludio di un'aggressione militare verso il Qatar. "Il prossimo passo potrebbe essere l'intervento militare per il cambio di regime in Qatar, perché la guerra è pianificata da mesi" ribadendo che la fine dei legami diplomatici e la chiusura dei confini serve ad isolare Doha. 

Tutto ciò potrebbe interessare allo stato coloniale di Israele, per una politica estera espansiva. Assolutismi come quello del Qatar e dell'Arabia Saudita possono essere di intralcio per la realizzazione di progetti a lungo termine. Come l'abbattimento del governo di Bashar Al Assad, che in questo momento se la ride a crepapelle osservando l'ultima vicenda che riguarda i vicini di casa, ostili ad ogni piano di cessate il fuoco nel conflitto siriano/iracheno negli ultimi anni e ad ogni progetto di pace. Il seme della discordia inizia a germogliare le prime foglie, che probabilmente condurranno ad un conflitto armato e il tramonto delle petromonarchie. 

venerdì 7 aprile 2017

Gli USA attaccano la base aerea siriana di Al-Shayrat



Nella notte i cacciatorpediniere degli USA Porter e Ross hanno lanciato 59 missili tomahawk sulla base aerea di al-Shayrat in Siria. La votazione dell’attacco al Consiglio di sicurezza dell’ONU sulla Siria non aveva portato a nulla, ed era stata rinviata a tempo indeterminato. Secondo il Pentagono, la Russia è stata avvertita dell’attacco sul territorio della base aerea siriana, su cui di primo mattino ha lanciato 59 missili Tomahawk, affinché i russi la sgombrassero, se c’erano.  La base aerea dal 2015 veniva usata come base di supporto per le VKS russe. Secondo i dati preliminari sono state danneggiate le piste e le infrastrutture e secondo i siriani 4 persone sono state uccise. La maggior parte del personale era stato evacuati prima dell’attacco, indicando la ricezione dell’avvertimento. La Bolivia in questa occasione ha chiesto di convocare il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per discutere l’aggressione degli Stati Uniti. L’Iran ha condannato l’attacco. L’Arabia Saudita li sostiene. Washington ha detto che la base aerea Shayrat veniva utilizzato dal'’Aeronautica della Siria per l'”attacco chimico” (non è difficile notare, nei fatti in questo caso, che ciò non significa niente). Il califfato dopo l’attacco missilistico lanciava un’offensiva a Homs est. Mosca ha reagito con dichiarazioni di delusione, a seguito di questo passo, e dovrebbe essere previsto un importante cambio dei rapporti USA-Russia. Alla luce di ciò, la probabilità di accordi innovativi ai colloqui Lavrov-Tillerson del 12 aprile sono al lumicino. Secondo fonti siriane, l’attacco alla base aerea di Shayrat rientra nelle operazioni dell'EAS (Esercito Arabo Siriano) contro il califfato nella liberazione di Homs e Palmyra. Secondo altri, i morti sono 5 e i feriti 7. Il Cremlino descrive l’attacco su Shayrat come tentativo di distogliere l’attenzione dalle numerose vittime degli attacchi aerei statunitensi in Iraq (nell’assalto a Mosul) e affliggeranno le relazioni USA-Russia. Il Presidente russo Vladimir Putin dice che l’aggressione degli Stati Uniti alla Siria, nazione sovrana, viola il diritto internazionale con falsi pretesti. 


Su questo, come riporta Ria Novosti ,il segretario stampa Dmitrij Peskov ha detto che “l’esercito siriano non possiede scorte di armi chimiche“. “La distruzione di tutte le scorte di armi chimiche da parte delle Forze Armate siriane è stata confermata dalla OPAC, agenzia specializzata delle Nazioni Unite“, ha ricordato. “Allo stesso tempo, secondo Putin, il completo disprezzo dell’uso di armi chimiche da parte dei terroristi peggiora significativamente la situazione“, ha detto Peskov. Inoltre, il capo dello Stato vede la Siria colpita nel tentativo degli Stati Uniti di distogliere l’attenzione del mondo dalle numerose vittime tra la popolazione civile in Iraq. Il presidente russo ritiene che questo passo di Washington pregiudichi sensibilmente i rapporti USA-Russia, già in condizioni deplorevoli. “E soprattutto, secondo Putin, questo passo non ci avvicina alla meta finale della lotta al terrorismo internazionale, ma piuttosto crea un serio ostacolo alla creazione di una coalizione internazionale contro di esso, e nella risposta efficace a questo male mondiale che, tra l’altro, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump annunciò come uno dei compiti principali durante la sua campagna elettorale“, ha detto Peskov. La Federazione Russa ha richiesto la ri-convocazione del Consiglio di sicurezza dell’ONU sulla Siria. Israele e il Regno Unito hanno sostenuto gli attacchi degli Stati Uniti su Shayrat.



Cassad

martedì 5 luglio 2016

Arabia Saudita sotto attacco (straniero) ?


Sulla base delle ultime notizie e gli eventi, sembra che la sede della CIA sotto il Lago di Ginevra stia tramando un'attacco nucleare in Arabia Saudita questa settimana, molto probabilmente in America, Europa o in Medio Oriente. Anche se Wikipedia afferma che l'Arabia Saudita non dispone di un programma nucleare, ultime notizie ed eventi suggeriscono che il paese del Medio Oriente è in fase di realizzazione per un attacco nucleare.

Premessa: Come al solito le fonti di Wikipedia sono letteralmente infondate e false. Wikipedia made in Langley.

Considerando che la maggior parte dei dirottatori dell'11 settembre erano presumibilmente dell'Arabia Saudita, è altamente probabile che l'attacco nucleare saudita arriverà tramite stile 11 settembre. L'idea che l'Arabia Saudita stia perseguendo attivamente armi nucleari è stata confermata il 23 gennaio 2016, quando è stato dichiarato che la Cina ha firmato un accordo nucleare con Iran e Arabia Saudita. Il 14 febbraio 2016 funzionari israeliani hanno dichiarato che c'è una nuova corsa agli armamenti nucleari tra i paesi del Medio Oriente e che i paesi arabi si sentono più sicuri sopratutto economicamente. In quello che sembra essere una programmazione pre-saudita di un'attacco terroristico. è stato segnalato che il 15 febbraio 2016, il Primo Ministro russo Medvedev  ha dichiarato che l'Arabia Saudita sta pensando di creare armi nucleari.

Notizia del 5 luglio 2016: Arabia Saudita, kamikaze a Medina prima della fine del ramadan

L'articolo, tradotto sopra, è stato pubblicato originariamente il 4 luglio 2016: RED ALERT: SAUDI ATTACK IMMINENT (JULY 4, 2016): CIA Likely Plotting Saudi Arabian Attack and/or Invasion on July 5-12, 2016—9/11-Style Attack, Bio-Chemical Attack, Nuclear Terror Attack and/or Oil-Related Attack Most Likely Terror Scenarios

domenica 29 maggio 2016

La stampa saudita accusa il governo USA nella demolizione delle Twin Towers


In risposta al voto unanime  del Senato degli Stati Uniti per consentire alle famiglie delle vittime dell'11 settembre di citare in giudizio l'Arabia Saudita in una corte federale, un rapporto pubblicato dal Al-Hayat Daily  con base a Londra, dall'esperto di faccende legali dell'Arabia Saudita esperto Katib Al-Shammari, sostiene che gli Stati Uniti abbiano architettato gli attacchi terroristici come mezzo per creare un menico oscuro per raccogliere il sostegno pubblico per una guerra globale contro il terrorismo.

Il rapporto da Al-Shammari, tradotto dal Middle East Media Research Institute (MEMRI), sostiene che la politica americana di lunga data è “costruita sul principio della pianificazione anticipata e sulle probabilità future”, che gli Stati Uniti hanno ora rivolto verso il regime saudita dopo essere stato impiegato con successo prima contro i talebani e Al-Qaeda, poi Saddam Hussein e il suo Iraq a controllo Baathist.

Al-Shammari sostiene le recenti minacce degli Stati Uniti di “esporre” documenti riguardanti il governo saudita sono semplicemente la continuazione di una politica degli Stati Uniti, che chiama “la vittoria per mezzo di archivio”. Egli mette in evidenza che durante l’invasione iniziale dell’Iraq, sotto George HW Bush, Saddam Hussein è stato lasciato vivo e al potere per essere utilizzato come “merce di scambio” ma, quando in seguito, ha deciso che non era “più il suo asso nella manica” Washington ha deciso a rovesciare il suo governo e installare un partito di governo appoggiato dagli Stati Uniti.

Gli attacchi terroristici dell’11 Settembre sono ora l’ “asso nella manica” del governo degli Stati Uniti, secondo Al-Shammari.

 “L’11 Settembre è una delle carte vincenti negli archivi americani, perché tutte le persone sagge in tutto il mondo, esperte in materia di politica americana e che analizzano le immagini ed i video [dell’11/09] concordano all’unanimità che quello che è successo nelle [twin] Towers fosse un’azione americana, pianificata ed eseguita dall’interno. A prova di questo ci è la sequenza di esplosioni continue che drammaticamente fuoriuscivano attraverso entrambi gli edifici … ingegneri strutturali le hanno demolite con esplosivi, mentre gli aerei che si sono schiantati [su di loro] dato solo il semaforo verde per la detonazione – non erano la causa del crollo. Ma gli Stati Uniti hanno rivolto la colpa in tutte le direzioni. [Questa politica] può essere nominata ‘vittoria per mezzo di archivi. “

L’impeto dietro gli attacchi, scrive Al-Shammari, era quello di creare “un oscuro nemico – il terrorismo – che è diventato quello cui i presidenti americani danno la colpa di tutti i loro errori” e che avrebbe fornito una giustificazione per qualsiasi “operazione sporca” in qualsiasi nazione.

Secondo il rapporto di al-Shammari in Al-Hayat:

 “L’11 settembre, gli Stati Uniti hanno raggiunto numerose vittorie, allo stesso tempo, tanto che [anche] [i falchi che erano in quel momento] alla Casa Bianca non potevano immaginare. Alcuni di essi possono essere elencati di seguito:
1. Gli Stati Uniti hanno creato, nell’opinione pubblica, un nemico oscuro – il terrorismo – che è diventato quello che i presidenti americani accusano di tutti i loro errori, esso è divenuto anche il pretesto per qualsiasi operazione sporca che i politici americani e le figure militari desiderano svolgere in qualsiasi paese. L’etichetta di terroristi è stata applicata ai musulmani, e in particolare all’Arabia Saudita.
2. Utilizzando questo incidente (11/09), gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova era di armamento globale. Tutti volevano di acquisire tutti i tipi di armi per difendersi e allo stesso tempo battere il nemico oscuro, il terrorismo – [anche se] fino a questo momento non sappiamo l’essenza di questo terrorismo di cui gli Stati Uniti parlano, tranne che è islamico …
3. Gli Stati Uniti hanno costretto il popolo americano a scegliere tra due opzioni: o vivere in pace [ma] rimanere esposti al pericolo di morte [dal terrorismo] in qualsiasi momento, o morire di fame in sicurezza, perché [bilancio del paese sarà speso per l’invio] in operazioni militari in qualunque luogo, anche su Marte se necessario per difenderli.

La stampa saudita è frenetica dopo il voto unanime del Senato che consente che la Casa di Saud sia ritenuta responsabile dalla corte federale degli Stati Unti per gli attacchi dell’11/09; gli Stati Uniti vengono ora accusati di essere alleati con l’Iran (…).

Al-Shammari rende estremamente chiaro che egli vede il problema nella macchina imperiale degli Stati Uniti e afferma:

“la natura degli Stati Uniti è che non possono esistere senza un nemico.”
La natura degli Stati Uniti è che non possono esistere senza un nemico … [Per esempio,] dopo un periodo durante il quale non hanno combattuto nessuno [cioè dopo la seconda guerra mondiale], gli Stati Uniti hanno creato un nuovo tipo di guerra – la guerra fredda … Poi, quando l’era sovietica fu conclusa e dopo che noi musulmani abbiamo aiutato le religioni e combattuto il comunismo per loro [degli americani] conto, hanno cominciato a vedere nei musulmani il loro nuovo nemico! Gli Stati Uniti ha visto la necessità di creare un nuovo nemico – e pianificato, organizzato e realizzato tutto questo [hanno cioè accusato i musulmani di terrorismo]. Questo non finirà mai finché non [gli Stati Uniti] non realizzeranno gli scopi che si sono prefissati.

Mentre sembra che combattere il terrorismo islamico sia importante per aumentare la paura e la propaganda di Stato destinata a spingere la popolazione ad accettare passivamente la perdita della libertà per promesse di una maggiore sicurezza, il complesso militare-industriale ha bisogno di un nemico più grande per giustificare il proprio budget da 600 miliardi di dollari all’anno, inizia così il passaggio all’etichettatura Russia / Cina come “aggressivi” nel tentativo di cominciare a passare da un uomo nero all’altro, più redditizio.

Activist Post 

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lunedì 18 aprile 2016

Le mosse anti-iraniane di Israele e USA ci condurranno nel baratro


"Il miglior modo per predire il futuro è inventarlo", così dichiarava Alan Kay, tecnico informatico statunitense.

Ci siamo mai chiesti, quale sia l'importanza strategica della Repubblica Islamica dell'Iran, in Medio Oriente ? L'Iran oggi riveste un ruolo prestigioso nella trasformazione "in senso positivo" della regione, interessata nell'ultimo decennio da continui stupri per mano occidentale. C'è chi osserva l'Iran come un paese con cui avviare relazioni commerciali e politici come la Siria di Bashar Al-Assad e chi invece sotto un'ottica differente (una terra da conquistare e dirigere con un regime spietato e anti-democratico), questi sono gli USA mantenuti a bada da Tel Aviv, Neocon e CIA. 

Esistono interessi nel gettare l'Iran nel caos geopolitico e conquistarne il controllo ?

Molto probabilmente si. Basti osservare i conflitti tutt'ora esistenti lungo i confini in Siria/Iraq e nello Yemen. Volti alla destabilizzazione di Teheran. 

Ecco perché:

1) Verso il 2014 membri del sistema di sicurezza informatico israeliano, Unit 8200, riuscirono a sviluppare un malware (virus) che era in grado di destabilizzare per un arco di tempo determinato le centrifughe delle centrali nucleari iraniane. Questo malware denominato "Stuxnet" rappresentò una novità assoluta nel mondo degli studi strategici e di sicurezza: fu infatti il primo vero attacco cyber studiato per generale una distruzione esterna al dominio generale. Israele utilizzò questo strumento informatico per destabilizzare la centrale nucleare di Natanz (http://www.isisnucleariran.org/sites/detail/natanz/). Gli ingegneri della stazione nucleare riuscirono dopo ore a ripristinare il normale funzionamento del sito.

2) Nel mese di settembre del 2015, durante le celebrazioni del pellegrinaggio alla Mecca, oltre mille persone sono decedute durante l'enorme calca che quotidianamente si crea in Arabia Saudita. Furono circa 1090 i corpi individuati. Secondo rapporti mediatici il "massacro" fu opera di agenti dell'intelligence israeliana riuscendo a sequestrare membri della politica iraniana. Come l'ex ambasciatore di istanza in Libano, Ghazanfar Roknabadi. Notizie trapelarono anche da Bruxelles, dove funzionari dell'amministrazione europea riuscirono a mantenere calme le acque. Anche i russi fecero la loro parte, riuscendo a catturare informazioni circa l'accaduto. Il fine ultimo, secondo fonti arabe come Nahrin Net (http://awdnews.com/top-news/report-mossad-and-saudi%E2%80%99s-pre-coordinated-the-mina-stampede-to-abduct-key-members-of-the-iranian-revolutionary-guards-corps-irgc) era, una volta sequestrate le persone interessate, tentare di estrapolare informazioni in merito a documenti riservati riguardanti testate missilistiche iraniane.

3) Infine, nel mese di gennaio di quest'anno, presso le coste iraniane furono fermate ben due navi che battevano bandiera statunitense. Dove 10 membri dell'equipaggio ben attrezzati militarmente furono bloccati dai Guardiani della Rivoluzione iraniana, con l'accusa di essere entrati in acque iraniane. Secondo le prime notizie, le due imbarcazioni ebbero guasti al motore che le avrebbero spinte verso le coste arabe. Una messa in scena ovvio. Possibile che ben due imbarcazioni militari avrebbero avuto contemporaneamente problemi ai motori ? Perché, allora, avvicinarsi alle coste armati fin sopra l'ultimo capello ? Tutto ciò puzza letteralmente di marcio.


Un prossima attacco è alle porte e sarà gran lunga peggiore del primo. 

mercoledì 13 aprile 2016

Le donne del Mossad



Ilona della Bielorussia, ha operato fra l'Egitto ed il Libano. Ha per bersaglio i diplomatici occidentali, negli hotel e nei nightclub esclusivi. Il suo gerente era un libanese chiamato Joe S., agente triplo al servizio di CIA, Mossad e Mukhabarat siriano.


Maria, è un addestratore del Mossad per le nuove reclute. Vive a Praga, Repubblica Ceca. Il governo Marocchino ha negato una volta il suo ingresso nel paese, citandone l'irregolarità nel suo passaporto.


Sandra, una donna italiana, ha infiltrato un membro dell'organizzazione, The International Coexistance Between Christian and Jews. Le è stato ordinato di raccogliere informazioni sul processo di pace in Medio Oriente. L'immagine è stata presa da una spiaggia nel Libano del sud.


Kaisa è una donna estone basata a Budapest, Ungheria. L’ultimo obiettivo era un attivista americano per la pace.


Nativa della Moldova, è nota come Anastasia D. da alcuni, come Natalia da altri. Con la missione d'infiltrare gli anti-sionisti, doveva operare assieme altre due donne: Una donna di Kaliningrad, chiamata Victoria e una seconda donna, Isabel dall'Ecuador. Dovevano operare dal Libano e da Cipro. I loro programmi sono stati sventati quando Isabel è stata scoperta, avendole negato l'entrata all'aeroporto di Beirut dalle autorità libanesi ed è stata respinta sul primo volo per Parigi.


Nastya B. è stata nota anche come Sofia. Opera assai strettamente con Masha Z., incaricata della protezione e della disciplina di un gruppo di agenti del Mossad addestrati da personale militare dall'ex Unione Sovietica. Il gruppo stava operando apertamente in Libano, beneficiando del grande numero di ricchi agenti sauditi che godevano di grande influenza "nella macchina politica" in quel paese.


Lili M. fa parte di un gruppo che controlla gli attivisti degli Stati Uniti per il miglioramento dei rapporti fra l'Europa e la Bielorussia, paese da cui proviene. Agendo sulla base di informazioni che lei ed altri cittadini russi hanno avuto da elementi del Medio Oriente, ha costituito il gruppo "grande ruota" per spiare per conto di quella unità. Diplomatici europei hanno interferito nell'operazione.


L'elenco è ancora lungo, continua alla fonte: http://sitoaurora.narod.ru/Falseflag/Mossad_girls.htm


lunedì 15 febbraio 2016

Arabia Saudita e Turchia arriveranno ad attuare una false flag per invadere la Siria ?



I sauditi aumentano la loro retorica mentre la Turchia bombarda in Siria per il secondo giorno consecutivo. Secondo i seguenti rapporti, l'Arabia Saudita ha creato un quartiere generale con la Turchia, in preparazione all'assalto congiunto in Siria. Il rapporto inoltre sostiene che gli aerei degli Emirati Arabi Uniti sono stazionati alla base aerea di Incirlik in Turchia ... la stessa base dove sono stati dispiegati ultimamente i jet sauditi. Jet sauditi in Turchia. Il rapporto, indipendente non è stato verificato, è coerente e trasparente in merito ad una probabile invasione. Invasione in Siria. La Turchia ha già iniziato l'offensiva. Per il secondo giorno consecutio la Turchia ha bombardato le postazioni dell'aviazione siriana e le postazioni curde. Ci sono rapporti che dichiarano che la Turchia abbia iniziato una seria di bombardamenti contro le posizioni curde nel Nord della Siria, molto probabilmente dal loro spazio aereo per evitare rappresaglie da parte della Federazione Russa. I sauditi ancora devono unirsi all'offensiva ma hanno le idee ben chiare in merito. Secondo una corrispondente dell'emittente araba mediatica di Al-Jazeera. E' poco chiara l'idea di come l'Arabia Saudita e la Turchia lanceranno la probabile invasione. Probabilmente attendono che la Russia, l'Iran o persino la Siria lanci la prima mina, dando così alla Turchia il diritto di esercitare l'articolo numero 5 della Nato. Abbastanza interessante è la decisione del governo arabo di Giordania, che non interverrà, in una guerra diretta contro la Siria a meno che ci sia un mandato delle Nazioni Unite con gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. Un funzionario del governo giordano ha dichiarato esplicitamente che non parteciperà ad alcuna invasione in Siria a meno che non si siano operazioni coordinate dall'ONU, con le forze occidentali e Russia.

Russia Insider

mercoledì 27 gennaio 2016

Cosa succede realmente al petrolio ?



Se c’è un prezzo unico di una merce che determina crescita o rallentamento della nostra economia, è il prezzo del petrolio greggio. Troppe cose non si calcolano oggi riguardo il drammatico calo del prezzo mondiale del petrolio. Nel giugno 2014 il petrolio veniva scambiato a 103 dollari al barile. Avendo esperienza della geopolitica dei mercati del petrolio, sentivo una grande puzza. Vorrei condividere alcune cose che a me non dicono altro. Il 15 gennaio il punto di riferimento del prezzo commerciale del petrolio degli Stati Uniti, WTI (West Texas Intermediate),chiuse a 29 dollari, il più basso dal 2004. È vero, c’è eccesso di almeno qualche milione di barili di sovrapproduzione al giorno nel mondo, ed è così da più di un anno. È vero, la revoca delle sanzioni all'Iran porterà altro petrolio in un mercato saturo, aggiungendosi alla pressione al ribasso sui prezzi del mercato attuale. Tuttavia, alcuni giorni prima che le sanzioni USA e UE contro l’Iran venissero revocate, il 17 gennaio, Seyed Mohsen Ghamsari, capo degli affari internazionali della National Iranian Oil Company dichiarava che l’Iran “...tenterà di entrare nel mercato in modo da assicurarsi che l’aumento della produzione non causi un calo ulteriore dei prezzi… produrremo tanto quanto il mercato può assorbire“. Non è vero neanche che la domanda di petrolio dalla Cina sia crollata con il presunto crollo dell’economia cinese. Nel novembre 2015, la Cina ha importato di più, molto di più, l’8,9% in più, anno dopo anno, arrivando a 6,6 milioni di barili al giorno e divenendo il maggiore importatore di petrolio del mondo. Si aggiunga al calderone bollente del mercato mondiale del petrolio di oggi il rischio politico aumentato drammaticamente dal settembre 2015 con la decisione russa di rispondere alla richiesta del legittimo presidente siriano Bashar Assad con i formidabili attacchi aerei alle infrastrutture terroristiche. Si aggiunga anche la drammatica rottura delle relazioni tra la Turchia di Recep Tayyip Erdogan e Mosca poiché la Turchia, membro della NATO, interveniva sfacciatamente nella guerra abbattendo un jet da combattimento russo nello spazio aereo siriano. Tutto ciò avrebbe suggerito che i prezzi del petrolio salissero, e non si abbassassero. 

Le strategiche province orientali saudite
Poi, per buona misura, si metta la decisione follemente provocatoria del ministro della Difesa e re saudita di fatto, principe Muhamad Bin Salman, di giustiziare Nimr Baqer al-Nimr, cittadino saudita. Al-Nimr, leader religioso sciita rispettato e accusato di terrorismo nel 2011 per aver chiesto più diritti per gli sciiti sauditi. Vi sono circa 8 milioni di sauditi leali allo sciismo più che all’ultra-rigido wahabismo. Il suo crimine fu protestare per maggiori diritti per la minoranza sciita oppressa, forse il 25% della popolazione saudita. La popolazione sciita è prevalentemente concentrata nella provincia orientale del regno saudita. La provincia orientale del Regno dell’Arabia Saudita è forse la parte più preziosa sul pianeta, col doppio della superficie della Repubblica federale di Germania ma con soli 4 milioni di abitanti. La Saudi Aramco, la compagnia petrolifera statale, ha sede a Dhahran nella provincia orientale. I principali giacimenti di petrolio e gas sauditi sono per lo più nella provincia orientale, onshore e offshore, tra cui il più grande giacimento di petrolio del mondo, Ghawar. Il petrolio dai campi sauditi, tra cui Ghawar, viene spedito a decine di Paesi dal terminal petrolifero del porto di Ras Tanura, il più grande terminal per il greggio del mondo. Circa l’80% dei 10 milioni di barili di petrolio ogni giorno estratti dai sauditi va a Ras Tanura, sul Golfo Persico, dove viene caricato sulle superpetroliere in rotta per l’occidente. Anche la provincia orientale ospita dell’impianto di Abuqaiq della Saudi Aramco, la più grande raffineria di petrolio e stabilizzazione del greggio da 7 milioni di barili al giorno. E’ il luogo della lavorazione primaria del greggio Arabian extra light ed Arabian light, e tratta il greggio estratto da Ghawar. Ma anche la maggior parte degli operai dei giacimenti di petrolio e delle raffinerie nella provincia orientale sono… sciiti. Si dice anche che siano in sintonia con il religioso sciita appena giustiziato, shayq Nimr al-Nimr. Alla fine degli anni ’80 il saudita Hezbollah al-Hijaz, che attaccò diverse infrastrutture petrolifere ed uccise anche diplomatici sauditi, sarebbe stato addestrato dall’Iran. E adesso c’è un nuovo elemento destabilizzante che si cumula alle tensioni politiche tra Arabia Saudita e Turchia di Erdogan da un lato, fiancheggiate dai servili Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo arabo, e dall’altro Assad in Siria, l’Iraq con il 60% della popolazione sciita e il vicino Iran, attualmente supportati militarmente dalla Russia. Vi sono anche notizie confuse sul 30enne principe Bin Salman in procinto di divenire re. Il 13 gennaio, l’Istituto del Golfo, un think mediorientale, in un rapporto esclusivo ha scritto che l’80enne re saudita Salman al-Saud abbia intenzione di abdicare per mettere sul trono il figlio Muhamad. Riferisce che l’attuale re “ha visitato i fratelli cercando sostegno per la mossa, e anche per rimuovere l’attuale principe e favorito dagli statunitensi, il duro Muhamad bin Nayaf, dalla carica di principe ereditario e ministro degli Interni. Secondo fonti vicine alla casa, Salman ha detto ai fratelli che la stabilità della monarchia saudita richiede il cambio dalla successione per linee laterali o diagonali a una verticale, dove il re ha il potere di nominare il più eleggibile figlio“. Il 3 dicembre 2015, il servizio d’intelligence tedesco BND fece trapelare un memo alla stampa che avvertiva del crescente potere acquisito dal principe Salman, definito imprevedibile ed emotivo. Citando il coinvolgimento del regno in Siria, Libano, Bahrayn, Iraq e Yemen, il BND dichiarava, riferendosi al principe Salman, “la precedente cauta posizione diplomatica dei capi più anziani della famiglia reale è stata sostituita dalla nuova politica impulsiva d’intervento“. 



Eppure, i prezzi del petrolio scendono?
L’elemento più inquietante in tale situazione inquietante incentrata sulle riserve mondiali di petrolio e gas naturale del Medio Oriente, è il fatto che nelle ultime settimane il prezzo del petrolio, temporaneamente stabilizzatosi sui già bassi 40 dollari a dicembre, ora crolla di un altro 25% a poco più di 29 dollari, una cupa prospettiva. Citigroup ritiene possibile il petrolio a 20 dollari. Goldman Sachs ha recentemente detto che si può considerare il minimo di 20 dollari al barile per stabilizzare i mercati petroliferi mondiali e sbarazzarsi della sovrapproduzione. Ora ho la forte sensazione che ci sarà qualcosa di grosso e assai drammatico in riserva per i mercati mondiali del petrolio, nei prossimi mesi, qualcosa che la maggior parte del mondo non si aspetta. L’ultima volta che Goldman Sachs e compari di Wall Street fecero una previsione drammatica sui prezzi del petrolio fu nell’estate 2008. All’epoca, tra crescenti pressioni sulle banche di Wall Street per l’amplificarsi del crollo immobiliare dei subprime statunitensi, poco prima del crollo di Lehman Brothers nel settembre dello stesso anno, Goldman Sachs scrisse che il petrolio volava verso i 200 dollari al barile. Raggiunse il picco massimo di 147 dollari. In quel periodo scrissi un’analisi dicendo che era probabile esattamente il contrario, essendoci l’enorme eccesso di offerta sui mercati petroliferi mondiali che, curiosamente, fu identificato solo da Lehman Brothers. Mi fu detto da una fonte cinese che le banche di Wall Street, come JP Morgan Chase, esaltavano il prezzo a 200 dollari per convincere Air China e altri grandi acquirenti cinesi di petrolio a comprarne ogni goccia a 147 dollari, prima che arrivasse ai 200 dollari, un consiglio che alimentò l’aumento dei prezzi. Poi nel dicembre 2008, il punto di riferimento del prezzo del petrolio, il Brent, scese a 47 dollari al barile. La crisi della Lehman, una deliberata decisione politica del segretario al Tesoro degli USA ed ex-presidente di Goldman Sachs Henry Poulsen, nel settembre 2008, nel frattempo sprofondò il Mondo nella crisi finanziaria e in una profonda recessione. I compari di Paulsen alla Goldman Sachs e nelle altre mega-banche chiave di Wall Street come Citigroupo JP Morgan Chase, sapevano in anticipo che Paulsen pianificava la crisi della Lehman per costringere il Congresso a dargli i poteri per salvarli con gli inauditi 700 miliardi di dollari dei fondi TARP? Nel caso sia così, Goldman Sachs e amici fecero una puntata gigantesca contro le proprie previsioni sui 200 dollari, sfruttando la leva sui derivati future dal petrolio. 

Uccidere prima il ‘cowboy’ del petrolio di scisto
Oggi l’industria del petrolio di scisto degli Stati Uniti, la più grande fonte della crescente produzione di petrolio degli Stati Uniti dal 2009, si aggrappa al bordo della scogliera dei fallimenti di serie. Negli ultimi mesi la produzione di petrolio di scisto ha appena iniziato a diminuire, di 93000 barili nel novembre 2015. Il cartello di Big Oil, ExxonMobil, Chevron, BP e Shell, due anni fa iniziò il dumping sul mercato delle azioni sullo scisto. L’industria petrolifera dello scisto negli Stati Uniti oggi è dominato da ciò che BP o Exxon chiamano “i cowboy,” le aggressive compagnie petrolifere di medie dimensioni, non dalle major. Le banche di Wall Street come JP Morgan Chase o Citigroup che storicamente finanziano Big Oil, così come lo stesso Big Oil, chiaramente non verseranno lacrime, a questo punto, sullo sboom dello scisto che li lascia ancora controllare il mercato più importante del mondo. Le istituzioni finanziarie che hanno prestato centinaia di miliardi di dollari ai “cowboy” dello scisto negli ultimi cinque anni, hanno la prossima revisione del prestito semestrale ad aprile. Con i prezzi in bilico sui 20 dollari, possiamo aspettarci una nuova, ben più grave ondata di fallimenti delle compagnie petrolifere dello scisto. Il petrolio non convenzionale, tra cui il petrolio delle sabbie bituminose dell’Alberta, in Canada, sarà presto un ricordo del passato, in caso affermativo. Ciò da solo non ripristinerà il petrolio a 70-90 dollari che i grandi operatori del petrolio e le loro banche di Wall Street troverebbero confortevole. L’eccesso mediorientale, dall’Arabia Saudita ed alleati del Golfo, si ridurrebbe drasticamente. Eppure i sauditi non mostrano alcun segno di volerlo fare. Questo è ciò che disturba il quadro. Qualcosa di molto grave avviene nel Golfo Persico e che drammaticamente innalzerà i prezzi del petrolio entro la fine dell’anno? Una vera e propria guerra diretta tra Stati petroliferi sciiti e sauditi viene preparata dai wahhabiti? Finora è stata una guerra per procura in Siria, soprattutto. Dall’esecuzione del religioso sciita e l’assalto iraniano all’ambasciata saudita a Teheran, arrivando alla rottura nei rapporti diplomatici coi sauditi e gli altri Stati sunniti del Golfo, il confronto è diventato assai più diretto. Il Dr. Husayn Asqari, ex-consulente del ministero delle Finanze saudita, ha dichiarato: “Se c’è una guerra tra Iran e Arabia Saudita, il petrolio potrebbe superare in una notte i 250 dollari, per poi declinare di nuovo fino a 100 dollari. Se attaccano i rispettivi impianti di carico, allora potremmo vedere il picco di petrolio a più di 500 dollari e rimanervi per qualche tempo a seconda dell’entità dei danni“. Tutto ciò dice che il mondo subirà un altro grande shock petrolifero. Sembra sia quasi sempre causa del petrolio. Come Henry Kissinger avrebbe detto durante l’altro shock petrolifero della metà degli anni ’70, quando Europa e Stati Uniti subirono l’embargo sul petrolio dall’OPEC e lunghe code alle pompe di benzina, “Se si controlla il petrolio, è possibile controllare intere nazioni“. Tale ossessione per il controllo sta rapidamente distruggendo la nostra civiltà. E’ il momento di concentrarsi su pace e sviluppo, non sulla competizione ad essere il più grande magnate del petrolio del pianeta.

Testo originale: Neo/What’s Really Going on With Oil ?

mercoledì 28 ottobre 2015

I ribelli siriani hanno un buon palato


Il principe saudita e i suoi quattro complici.

Foto di "Palestina Felix".

So many freedom pills
"Il carico di stupefacenti saudita"

Cosa hanno in comune i piloti giapponesi dei kamikaze, gli statunitensi e i siriani ? Un amore profondo per l'anfetamina, certamente.

Ma, purtroppo, l'anfetamina non nasce sugli alberi. Invece, stranamente è capitato che, l'anfetamina arrivasse in grosse scatole di cartone spedite su un jet privato di un principe saudita. 

Stupiti ? Non lo siate. Ecco i dettagli della notizia:

"Un principe saudita è stato fermato presso l'aeroporto di Beirut, in Libano, per la detenzione di circa due tonnellate di anfetamina nel suo jet privato destinato ai ribelli siriani. Il principe Abdel Mohsen Bin Walid Bin Abdulaziz ed altri quattro uomini sono stati fermati."

A Saudi prince has been detained at Beirut airport in Lebanon after two tons of an amphetamine drug popular with Syrian rebels was found on a private jet. Prince Abdel Mohsen Bin Walid Bin Abdulaziz and four other men were held after what was described as the biggest ever drugs bust at the city’s main Rafik Hariri International Airport, according to local media and security sources.
Source: Russia Insider

L'aereo era rivolto in Arabia Saudita, ma si sa in realtà dove dovevano arrivare tali tonnellate di droga: E' la droga per i combattenti dello Stato Islamico, Al-Nusra, ISIS, Al-Qaeda.

Bisogna precisare inoltre, che durante la guerra civile in Libia, Muammar Gheddafi dichiarò che i giovani libici stavano in realtà aumentando la produzione di droghe e dei vari stupefacenti.

NCB - Gheddafi. 

Abbastanza strano. Oggi la Libia è meta preferita per i vari gruppi satelliti di Al-Qaeda. Che coincidenza.

Daily Mail


"I ribelli siriani hanno un buon palato"

L’Ucraina usa gli aiuti occidentali per sponsorizzare il terrorismo


Lo scorso fine settimana il team di "CyberBerkut" ha rivelato un'altra sconvolgente storia. Si è scoperto che alti funzionari ucraini abusano dell'assistenza militare occidentale, per riequipaggiare la Guardia Nazionale ucraina (la polizia) organizzando una rete di grossisti internazionali per riesportare tali armi in Medio Oriente, dove molto probabilmente appaiono nelle mani dei gruppi filo-sauditi che operano in Siria e altri punti caldi.

Secondo i documenti il 14 aprile 2015 il presidente dell'azienda per il commercio di armi polacca Level 11 Ltd, Pawel Krzykowski, contattava Anton Gerashenko, deputato del parlamento ucraino, Rada e consigliere del ministro degli interni ucraino Arsen Avakov, chiedendogli di fare pressione su Aleksandr Turchinov, segretario del Consiglio Nazionale della Sicurezza e Difesa ucraina.

Il catalogo allegato conteneva tra gli altri cannoni automatici antiaerei 23mm ZU-23-2, progettati in URSS e assemblati in Polonia.


Il 9 settembre 2015, il contratto per spedire in Ucraina 265 cannoni antiaerei ZU-23-2 per 14,575 milioni di euro, era pronto per la firma: (foto sotto) ... 


Tra l’altro, la storia dà ulteriore respiro al nobile appello di Gerashenko “a raccogliere informazioni sui cittadini russi coinvolti nell’operazione aerea contro lo “Stato islamico” in Siria, in modo che i militanti dello Stato Islamico e i loro amichetti in Russia e Caucaso riescano a trovarli in un secondo momento e a vendicarsi secondo la sharia“. 

I legami tra ucraini e Medio Oriente non sono a quanto pare solo verbali…

Anton Gerashenko
"Anton Gerashenko" 

Fonte: Oriental Review
Traduzione: Alessandro Lattanzio, Aurorasito