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sabato 25 ottobre 2014

Il PCC e lo Stato di diritto.
















Giovedì a Pechino si è concluso l'incontro plenario del Partito Comunista Cinese.

Ribadendo, che il vero obbiettivo del governo cinese è quello di migliorare lo "Stato di Diritto", che comprende la salvaguardia dei diritti umani e sociali di ogni singolo individuo, salvaguardando infine il sesso, la razza e il pensiero.

Quindi i membri del Comitato Centrale hanno discusso delle manovre da attuare,per il miglioramento dei diritti civili.

Il governo cinese dovrà formare un nuovo meccanismo giudiziario per registrare determinati funzionari che interferiscono con i casi giudiziari e ritenerli responsabili, questo quanto riportato in un comunicato stampa del PCC al termine della sessione plenaria composta da ben 205 membri.

I leader cinesi hanno inoltre affermato di realizzare una serie di obbiettivi giudiziari entro il 2020 e di garantire la dovuta "correttezza giudiziaria", anche perché parte delle riforme furono già attuate e messe in pratica nel dicembre del 2013.

Tra i tanti obbiettivi, durante la plenaria si è parlato di corruzione. Un termine che attanaglia i leader cinesi e sopratutto il governo centrale della nazione stessa.

Un'obbiettivo che lo stesso Premier cinese Xi Jinping sarà in grado di portare a termine, dichiarando infine di riempire le sedie vuote del Comitato Centrale del PCC e eliminare la corruzione che, purtroppo giace, nelle file del partito stesso.

Un balzo in avanti è quello che vede protagonista la Cina del Presidente Xi Jinping aumentando i diritti civili ed estirpando la corruzione.

Due punti fautori di malcontento popolare e della solita propaganda mediatica, che l'Occidente non tarda a mettere in scena, descrivendo il blocco multipolare come il nemico da combattere e da radiare.

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