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lunedì 1 dicembre 2014

Le dichiarazioni di Human Rights Watch sull'indipendenza della Crimea

La Crimea è sotto "occupazione militare russa", secondo Human Rights Watch proprio come l'occupazione sovietica nel 1985 in Afghanistan.
Occupazioni militari straniere: In questo caso, come si sentono e come sono le persone ? Prima dell'invasione russa in Crimea era impossibile scoprirlo.
Dalla fine della Guerra Fredda, i conflitti militari sono stati interventi umanitari, cambi di regime, addirittura "Guerre al Terrore" o R2P, che consiste nel proteggere la sovranità e i diritti della popolazione, citato però ironicamente per esprimere una campagna di bombardamento spietata. Semplicemente perché non c'è nulla di più protettivo o liberatorio di una bomba targata NATO o Pentagono.
Quindi basi immaginare i volti dell'opinione pubblica mondiale, dandogli davanti le immagini grafiche di una folle di persone entusiaste e perché no anche un Referendum. Questa follia ha un nome:

Human Rights Watch si applica la legge internazionale di occupazione 
delle forze russe in Crimea . Nel 1949 con la Convenzioni di Ginevra, il 
territorio viene considerato "occupato" quando si tratta di un controllo di 
un'autorità delle forze armate straniere, sia in parte o del tutto, senza il consenso 
del governo nazionale. Si tratta di una determinazione di fatto, e le 
ragioni o i motivi che porta alla professione o per una continua 
occupazione, sono irrilevanti.



Molti giornalisti stranieri hanno viaggiato nei territori occupati, ritornando a casa con storie terribili per le condizioni strutturali della camere d'albergo o dei disagi sociali. 
Un corrispondente della National Public Radio, NPR, David Greene, durante il suo incarico di foto reporter in Crimea ha descritto alla Radio le condizioni "pessime" delle stanze di "stile sovietico", del "fumo di sigarette nei corridoi dell'albergo" o delle "pareti della camera davvero sottili".  
Stessa domanda fu posta anche ad un giornalista Ben Anderson, durante il suo viaggio in Afghanistan, dove ha scritto anche un libro sull'occupazione statunitense e britannica. 




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