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Il Venezuela nel mirino della destabilizzazione politica

Articolo pubblicato originariamente il 19 novembre 2014.  Dei rapporti mediatici latino-americani riportano, con allarmante regolarità,...

giovedì 11 giugno 2015

BILDERBERG - News, aggiornamenti

La lista della riunione del Club Bilderberg 2015, si riuniranno da giovedì a domenica, presso Telfs-Bichen (Innsbruck) Austria.


Questa lista comprende nomi come:

"Jim Messina", l'ex consigliere di Obama che ha aiutato David Cameron a vincere le elezioni di maggio;

Il Presidente della BBC "Rona Fairhead", dove il suo compito, è quello di promuovere l'agenda dell'elite;

L'ex presidente della Commissione Europea, "Jose Manuel Barroso";

Il Segretario generale della Nato, "Jens Stoltenberg", che è collegato all'attacco "false flag" sulla Norvegia;


Il capo della compagnia aerea, Ryanair, Michael O'Leary;

La Principessa, Beatrix, dei Paesi Bassi, un paese legato agli abusi su minori;

Thomas Ahrenkiel, direttore del servizio di Intelligence danese.;

John Allen, un ex generale che si interessa allo Stato Islamico, che a quanto riferito riferito è gestito dalla CIA;

Anne Applebaum, un giornalista ebreo che cerca una linea dura contro Putin per la questione ucraina;

Henry Kissinger, uno dei criminali di guerra più importante, con collegamenti alla famiglia Rockefeller;

Richard Perle, uno dei cervelloni che opera dietro le quinte al regime di Bush:

David Petraeus, ex capo della CIA;

Eric Schmidt, il Presidente di Google, che presumibilmente lavora per la CIA;


La novità sicuramente sarà la presenza di Jeb Bush frequenterà segretamente la riunione di Telfs, dando quindi un segnale forte all'opinione pubblica. Sarà il prossimo Presidente degli Stati Uniti ?

Assistiamo anche all'arrivo di una "pattuglia italiana". Mario Monti, John Elkan, l'imprenditore Gianfelice Rocca.

Durante una riunione del Club Bilderberg, un membro francese chiese a Kissinger se gli attacchi violenti del governo degli USA all’Iran avrebbero significato l’inizio di un nuovo conflitto su scala internazionale. L’idea venne subito respinta, a causa della vastità del territorio iraniano e del numero elevato degli abitanti, per non parlare infine dei miliardi di dollari di spesa che quella operazione avrebbe comportato. 

Anche perché l’esercito Statunitense non era attratto da altre campagne belliche contro nazioni economicamente più forti, oltre che meglio preparate e organizzate. Un ipotetico attacco all’Iran contro i siti nucleari si sarebbe rivelato controproducente, perché il contrattacco di Teheran avrebbe aumentato il terrorismo e promosso l’instabilità in Iraq, Afghanistan e Arabia Saudita, facendo aumentare notevolmente il prezzo del petrolio e, con esso, la crisi globale. 

Era evidente già allora che l’Unione Russia-Cina-Iran stava cambiando lo scenario geopolitico dell’area. In un documento degli Stati Uniti furono citati a tale proposito veri e propri scambi militari, mentre il valore dei beni non militari commerciali era salito a circa il 100%, da quando era cominciata la presidenza Bush. Anatoly Sharansky, ex Ministro israeliano per Gerusalemme, durante il ricevimento del venerdì sera, affermò categoricamente che, per opporsi all’asse Mosca-Pechino-Teheran bisognava rinforzare al massimo l’asse Washington-Tel Aviv-Ankara. Si capì però che l’economia russa era diventata molto più forte rispetto a cinque anni prima, grazie all’aumento della produzione a dell’esportazione di armi e di petrolio, all’aumento notevole dei salari, dei fondi pensionistici e di conseguenza anche dei consumi privati.Un’invasione dell’Iran diveniva quindi necessaria. 

Ci si domandava quale fosse la strategia migliore per uno smantellamento della sovranità iraniana. La risposta non si fece attendere. Un membro svizzero del Club, probabilmente Pascal Couchepin, capo del potente Dipartimento degli Affari Interni, replicò che tale invasione si sarebbe svolta soltanto con il sollevarsi delle masse popolari contro il “regime” iraniano, ma con tale risposta si capì che questo era un traguardo utopistico. In delle fonti interne alla CIA e all’Unità Speciale dell’Esercito, impegnate nel servizio di sicurezza della delegazione degli USA a Rottach-Egern, sia la CIA che l’FBI si palesavano in aperta rivolta contro le politiche dell’amministrazione Bush. Era evidente che un attacco con armi nucleari da parte di Washington ai siti nucleari iraniani sarebbe stato una catastrofe non solo per le quantità di scorie radioattive che si sarebbero diffuse nell’area, ma per l’eventuale contaminazione anche dell’intera zona geografica del Medio Oriente. 

Durante il meeting quindi varie domande furono poste all’amministrazione statunitense in merito a tale programma bellico contro il potere regionale iraniano, ma le risposte furono evasive.Per concludere, l’egemonia occidentale ha seminato, e sta seminando, attraverso USA, Israele e UE, devastazione economica e sociale in tutte quelle nazioni indipendenti attraverso vere e proprie sovversioni manipolate e eterodirette. Un esempio di tale sollevazione a noi più vicino è quello di Piazza Maidan a Kiev. 

Come ai tempi delle rivolte interne scatenate in Iran a seguito della strategia del Bilderberg, l’unico obbiettivo di tale politica estera degli USA è quella di destabilizzare l’economia russa e la stessa politica interna russa. Sono anni, fin dalla dissoluzione dell’URSS nel 1991 ad oggi, che i padroni del mondo cercano di porre fine ad una nuova prospettiva economica e politica alternativa a quella mondialista. 

Ne abbiamo avuto esempi lampanti con le stesse rivolte arabe. 

Oggi la Russia del Presidente Vladimir Putin è nel mirino di un cecchino freddo e preciso che nonostante la sua fretta nel sanzionare aziende e istituzioni politiche russe, non riesce minimamente a concepire che la Russia non è isolata.
Anzi mese dopo mese consolida la sua posizione multipolare. 



BILDERBERG SCANDAL


Fonte: "Aangirfan"

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